Cosa farai da grande?

bambini punkMio figlio già da parecchio tempo dice che “da grande” farà il pastore: ama tantissimo gli animali (pretende di accompagnare le formiche fuori della porta di casa, intimando me ed Isabella di non pestarle per nessun motivo!), ama tantissimo la natura e l’ambiente, e ama l’idea di andarsene a vivere in un rifugio montano a fare formaggio in compagnia del suo cane da pastore.

L’universo femminile al momento non è assolutamente contemplato nelle sue proiezioni future (figuriamoci, ”che schifo i bacetti tra maschi e femmine”), al contrario invece di quello degli amici del cuore: infatti di tanto in tanto sento discorsi tra lui ed un suo compagno di classe (aspirante agricoltore!) circa la possibilità di mettersi in affari realizzando insieme una fattoria biologica eco-sostenibile. 😉

Da qui ai prossimi 10 anni non so come evolveranno le ambizioni di Tommaso; nel frattempo, mi impegno affinché conosca del mondo quanto più possibile (a cominciare magari dal parco di Yellowstone!) in modo da arricchire l’orizzonte delle sue idee e aspirazioni e permettergli decisioni più consapevoli e meglio ponderate.

L’unica cosa importante che continuo a rammentargli, è di scegliere ciò che lo appassioni e gli faccia brillare gli occhi, ciò per cui senta di essere chiamato e di poter fare la differenza; in questo modo lavorerà con energia, attenzione, determinazione, impegno, gioia e divertimento…e in questo modo non lavorerà mai un sol giorno in vita sua perché avrà fatto delle sue passioni il suo mestiere!

E quand’anche non sentisse alcuna “chiamata” in particolare verso nessuna direzione in particolare, che ambisca comunque ad essere sempre il meglio di se stesso ed il meglio di ciò che potrebbe essere.

will smithNon so quale sia la mia vocazione, ma voglio essere qui per una più grande causa. Mi sforzo di essere la più grande persona che sia mai vissuta. – Will Smith

Non mi interessa che aspiri al posto fisso, o alla carriera da notaio piuttosto che quella da medico (con tutto il rispetto per le citate professioni – tra l’altro mio zio è medico appunto!); a me interessa che sappia ascoltare la sua voce e la riconosca, dando valore a ciò che fiorisce nella rosa dei suoi talenti e inclinazioni. Perché in questo modo sono certa che qualsiasi strada deciderà di intraprendere, essa sarà camminata con entusiasmo, impegno e concentrazione; lo stesso entusiasmo, impegno e concentrazione che ognuno di noi possiede esprimendosi in ciò che ami fare.

Pensate per un momento proprio a quella attività che vi appassiona profondamente ed è in grado di assorbire sia i vostri pensieri che la vostra attenzione (al punto da variare anche il senso del tempo): per esempio quando vi prendete cura del vostro orto o delle vostre piante, o magari quando ricamate un tessuto o realizzate nuove collane, o ancora quando suonate uno strumento o componete  della musica. Come scorre la vita in quei momenti? quanto siete assorti e piacevolmente concentrati? e quanto, purché fisicamente stanchi, ricavate energie mentali anziché consumarne?

Inoltre quando siamo al nostro meglio, il meglio arriva anche dall’esterno sotto forma di gratificazioni personali ed economiche; credete sia possibile creare abbondanza finanziaria se manchiamo prima di tutto di essere ricchi di idee, risorse, attenzione, energia, passione, etc? E credete sia possibile generare entusiasmo e motivazione per ciò che è altro da noi e dalle nostre inclinazioni? Credete sia possibile avere…se prima manchiamo di essere?

Il mondo è pieno di persone che hanno vissuto delle loro passioni creandone un impero: basti pensare per es. a Wald Disney oppure Steve Jobs; a J.K.Rowling (autrice dei vari libri “Harry Potter”) oppure a Howard Schultz (fondatore degli Starbucks, catena internazionale di caffetterie). Per non parlare di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

Ovviamente è anche successo che Wald Disney abbia visto cestinare per oltre 300 volte il suo progetto legato a Disneyland; Steve Jobs sia stato licenziato dalla sua stessa azienda; J. K. Rowling non trovasse un editore disposto a pubblicare i suoi libri; e Howard Shultz dovesse interpellare oltre 240 banche prima di trovare quell’unica che finalmente abbia acconsentito a finanziare il suo progetto.

Vivere delle proprie passioni non significa navigare a vele spiegate senza la minaccia di alcuna tempesta all’orizzonte; realisticamente, le difficoltà non mancano e mai mancheranno per chiunque. Vivere delle proprie passioni significa essere in grado di affrontare le mareggiate ed i contrattempi della vita e del proprio lavoro da una base generativa di entusiasmo, visioni e convinzioni; vivere delle proprie passioni significa saper prendere le distanze da basi minate di apatia, svilimento e pessimismo.

Chi ben comincia è già a metà dell’opera… recita un vecchio detto. E solide premesse interiori non sono forse un’ottima partenza per posizionarsi magari già a metà dell’opera?

Quindi a buon pro che Tommaso decida di fare il pastore; nell’eventualità, sono certa che la sua produzione di lana e formaggio sarà la migliore di tutti i tempi, e i suoi occhi luminosi di serenità e soddisfazione!

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5 pensieri su “Cosa farai da grande?

  1. Vivi con passione sia personale ma anche professionale: nn è una cosa così…… Hai ragione quando dici che bisogna perdersi con cognizione di causa, ovviamente, nel proprio lavoro….. Anche se con impegno e……. Fatica ma x qlcosa che ci fa battere il cuore!!!! Felici di farlo……B-)
    .

  2. Daria il tuo articolo è bellissimo…lo trovo molto vero…cioè lo riconosco nelle mie verità personali, come sono ora. brava. grazie Daria. un abbraccio.

  3. Complimenti Daria!! Bellissimo articolo e molto utile!!!
    E sono felice che tu abbia un bambino paladino della giustizia e della Vita degli animali 🙂
    Mi piacerebbe specializzarmi nel coaching di questo affascinante ramo!
    Il coach della passione/lavoro! 😉 C’è nè veramente bisogno.. e secondo me è una delle basi per la creazione di un mondo migliore..
    Purtroppo mi ritrovo a fronteggiare (o esser sfidata) da diverse credenze del tutto contrastanti e depotenzianti riguardo il mondo del lavoro..
    ..quindi mi sento di dover lavorare prima su me stessa coltivando e solidificando le mie premesse interiori rispetto a questo campo..
    ma ad ogni modo.. come risponderesti alla classica e depotenziante credenza ” se una cosa ti piace e ti appassiona.. non è un lavoro!”

    Grazie di <3, Un bacione!
    Laura

    • Ciao Laura!
      grazie per i complimenti 🙂
      Anch’io per anni ho fatto a “pugni” col credo ereditato del tipo: il lavoro è solo un dovere…e se è un piacere non è lavoro.
      Inutile dire che non ha funzionato; inutile dire che vale proprio la pena investire al meglio di noi stessi quel terzo di tempo (se non di più!) di ogni giornata.
      Ti abbraccio ❤
      Daria

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