Tu come sei fatto?!

Durante ogni progetto di coaching, gran parte del mio lavoro con il coachee prevede di fare chiarezza circa il suo stato attuale (ovvero: “in che situazione ti trovi ora? a che punto sei della tua vita?” ), lo stato desiderato (“dove vuoi arrivare? cosa vuoi ottenere?”), e quindi tutti i passi/stretegie necessari al raggiungimento dell’obiettivo precedentemente definito (“in che modo ti adopererai per ottenere ciò che vuoi? facendo cosa?”). Ovviamente nel mezzo ci sono una miriade di modalità e sfumature che ora non è indispensabile approfondisca; limitandoci all’essenziale, durante ogni sessione si procede per tappe e obiettivi ben precisi e ogni passo è mosso con il supporto di domande efficaci che sappiano alimentare tra coach e coachee le fiere conversazioni di cui parlava R. Bandler. Mi capita spesso che alcuni coachees abbiano le idee confuse, non sappiano cosa vogliono nè tantomeno sappiano in che modo adoperarsi per poter stare meglio; a prescindere da tutte queste premesse, è comunque evidente che se desideriamo ottenere dalla vita risultati diversi dobbiamo anche iniziare a fare qualcosa di diverso…a cambiare, perchè fintanto che faremo sempre le medesime cose ci ritroveremo sempre nelle medesime situazioni.

Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Albert Einstein

Tuttavia cambiare può richiedere un grande investimento di energie sia fisiche che mentali (“e adesso cosa succederà?! chissà come andrà a finire! ce la farò?” ci chiediamo in preda all’ansia), ed è proprio per questa ragione che spesso rimandiamo, procrastiniamo, tergiversiamo e adottiamo in modo più o meno consapevole tutta una serie di comportamenti finalizzati a mantenere inalterato lo status quo dominante (per quanto penalizzante e poco gratificante esso sia). Del resto, chi mai accetterebbe con slancio ogni tipo di cambiamento? forse solamente i bambini con il pannolino sporco! 🙂

Di recente ho lavorato in sessione con una signora estremamente timida e introversa che esprimeva la sua incapacità nel saper gestire i figli con la dovuta sicurezza e il giusto controllo. A conclusione di tutto il suo discorso molto lungo, disse: “del resto Daria cosa ci posso fare? io sono fatta così: ho sempre sopportato nella mia vita….”.  Cosa ci posso fare, io sono fatta così: chi di noi in vita sua non ha pronunciato o sentito pronunciare questa frase più e più volte?!  Poche parole, molto pericolose: perchè così dicendo in realtà stiamo elegantemente tentando di assolverci e giustificarci dinanzi a tutte le volte in cui abbiamo mancato di fare il necessario per cambiare e portare valore alla nostra vita. Quasi ci fosse una sorta di tara o fardello che incombe su di noi (nella fattispecie l’aspetto del carattere che lamentiamo), per il quale crediamo di dover esercitare sopportazione senza esibire alcuna responsabilità in merito. In realtà non basta dire “io sono fatta così…” per suggellare ogni discorso. Diciamo piuttosto che sei fatta così ora, perché così hai deciso tu nel momento stesso in cui non ti sei adoperata per fare altrimenti.

A questo proposito vi racconto un’esperienza personale che risale alle primissime volte in cui partivo per i mei week end di formazione; Tommaso aveva poco più di 3 anni, e Isabella circa 1 anno. Ricordo che li salutavo partendo con il cuore gonfio di tristezza, pensieri e malinconia, e ricordo anche che non bastavano ore per congedarmi (iniziavo il “rito” nel pomeriggio e mi avviavo definitivamente solo in serata). Fino ad allora avevo sempre vissuto 24H su 24 coi miei figli, una cosa sola con loro e mai delegato niente a nessuno; quindi…come avrebbe potuto essere diversamente? come evolvere da saluti strappalacrime verso saluti sereni e in tranquillità? dopotutto ero fatta così, il mio rapporto con loro era fatto così, e non sapevo fare diversamente! Ebbene i cambiamenti sono arrivati e io, semplicemente, non ho smesso mai di credere che prima o poi ne sarei stata capace; era un obiettivo importante per me, per i miei figli, e avevo bisogno di fare qualcosa per cambiare in meglio me stessa e la loro relazione con me. Ci ho creduto, e ho creduto di poter essere qualcosa di diverso rispetto a quanto di me già conoscevo. E così è stato.

Quanto alla signora della sessione di cui vi ho parlato prima, stiamo raccogliendo i primi preziosi frutti. Ha compreso di essere in grado di sopportare e… non solo. Quando le circostanze lo richiedono ha compreso di riuscire ad essere anche autorevole, perchè dopotutto lei è fatta così…e non solo!

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